giovedì 24 novembre 2011

Eekah - prima parte


I due ragazzi si muovevano velocemente, saltando da un ramo all'altro aiutandosi con tutte e quattro le mani. Viaggiavano leggeri, non avendo con sé armi pesanti o altri fardelli da portare, com'era tipico per quelli della loro età.
Giunti al fiume scesero a terra. Uno dei due era visibilmente titubante, poiché, come tutti quelli della sua specie nutriva un profondo terrore dell'acqua.
«Eccoci, Eekah. Come dovremmo fare a passare dall'altra parte? Il fiume scorre troppo impetuoso per i miei gusti e io non ho voglia di fare il bagno!».
Eekah lo guardò in tralice, giudicandolo probabilmente un codardo. Lui non temeva l'acqua, d'altronde era il figlio del Grande Krèmone e non poteva di certo permettersi paure di sorta, se voleva ereditare la guida della tribù.
«Dovremo trovare un modo, come feci io lo scorso sole pieno. Dovrò avere un testimone quando andrò a riferire al Consiglio ciò che ho visto, altrimenti non mi crederanno. Se vuoi, sei ancora in tempo per tornare indietro, Grjusuk, ma così dovrei chiedere a qualcun altro di accompagnarmi... magari a Leseksha».
«Una femmina? No, ti seguirò. Solo che ho una paura dannata di questo fiume, accidenti! E ti ripeto: come faremo a passare di là?»
È generoso”, pensò Eekah, “ma non sarà mai all'altezza di guidare una banda in battaglia. Pazienza”. Voleva bene al suo amico, ma si rendeva conto dei suoi limiti e in quel momento lo stava intralciando.
«L'ultima volta io l'ho attraversato a nuoto, ma non sarà necessario, questa volta. Vieni, ti mostro una cosa».
Lo guidò lungo la sponda, risalendo la corrente per un centinaio di metri, fino a dei giunchi. Lì aveva nascosto un tronco che aveva rozzamente scavato per farne una canoa.
«Non è granché, lo so, ma ci aiuterà a passare sull'acqua senza bagnarci! Ho visto degli umani che le usavano e filavano come il vento!».
Grjusuk non sembrava granché convinto della trovata dell'amico, ma non espresse i suoi dubbi, poiché non voleva nuovamente essere preso per codardo.
Spinsero la canoa in acqua e vi saltarono dentro. La corrente li trascinò verso il centro del fiume, poi iniziò a spingerli a valle. Soltanto allora si resero conto di aver commesso un errore grossolano: l'inesperienza sull'acqua della gente della foresta aveva fatto loro dimenticare uno strumento per governare la canoa! Erano in balia del fiume.
Eekah si sforzò di mantenere la calma e rassicurò il suo compagno, ammonendolo di non agitarsi troppo, che altrimenti avrebbe fatto rovesciare la barca.
Fortunatamente per loro la corrente non era forte e li condusse placidamente per diversi chilometri.
«Dove pensi che finiremo?», chiese Grjusuk quando si fu calmato un po'.
Eekah cercò di infondere ottimismo al suo compagno:
«Lasciami riflettere. Stiamo viaggiando veloci e gli alberi sulle sponde sono ancora molto fitti. La direzione è più o meno quella che avremmo dovuto seguire via terra, quindi penso che arriveremo lì dove volevo portarti... e anche più in fretta di quanto pensassi!».
«E come ci fermeremo?»
Temeva quel momento.
«Non pensavo di arrivare via fiume, ma sono stato un idiota a non pensare che avremmo avuto bisogno di un palo per governare la canoa. Ad ogni modo, affronteremo il problema quando si presenterà».
I due ragazzi si sentivano nudi, troppo esposti, su quella barca, senza la confortante protezione degli alberi sotto i quali erano sempre vissuti. Perfino Eekah iniziava a dare segni di nervosismo per tutta quell'acqua attorno a loro. Grjusuk a un certo punto non era più riuscito a trattenersi e, senza nemmeno sporgersi fuori, aveva vomitato la colazione del mattino e la cena del giorno prima.
Il fiume, fortunatamente, continuava a scorrere placido, ma l'ambiente iniziò a mutare. Una colonna di fumo in lontananza, il lento diradarsi degli alberi sulle sponde e l'odore acre che iniziarono a percepire con il loro potente olfatto, misero Eekah in allarme, mentre il povero Grjusuk stava tremendamente male e vomitava ancora.
«Dai, amico! A momenti dovremmo arrivare! Accidenti se viaggia veloce il fiume! A terra avremmo impiegato quasi tutto il giorno per arrivare, mentre a giudicare dal sole sarà appena passata l'ora del pasto meridiano».
Grjusuk, con uno sforzo ammirevole, finse interesse:
«Descrivimi cosa ci aspetta, Eekah»
«Umani. Decine di umani che ammassano i tronchi tagliati degli alberi della foresta. Poi un grande edificio dei loro, dove portano i tronchi con dei carri e dal quale esce un fumo scuro e fetido. Puoi già sentire l'odore. Il fumo è laggiù, vedi? Stanno facendo scempio della foresta, volevo parlare di questo al Consiglio.
«Il fiume si allargherà e forse riusciremo ad avvicinarci alla riva abbastanza da raggiungerla a nuoto. Una volta arrivati dovremo stare molto attenti. Non so cosa potrebbero farci gli Umani se ci trovassero».
«Lo sapevo che avrei finito per fare il bagno! Per gli dei, Eekah! Non vedi che sto male? Non credo proprio che riuscirò a nuotare».
«Certo che ce la farai! Altrimenti andrai giù... eccoci! Stai giù!».
La rozza canoa era infine giunta a un'ansa del fiume molto ampia, che curvava sulla sinistra. C'erano punti in cui l'acqua ristagnava e alcune secche. La canoa rallentò, avvicinandosi alla riva come aveva previsto Eekah.
«Ora! Tuffiamoci!» e si lanciò.
Al momento di gettarsi in acqua, però, il contraccolpo causato dal tuffo di Eekah sbilanciò Grjusuk, che cadde in acqua con un forte tonfo e un grido. Il rumore attirò l'attenzione degli uomini che lavoravano nei paraggi.
Eekah, confuso, cercò di aiutare l'amico e riuscì a tenergli la testa fuori dall'acqua. Poco a poco, nuotando raggiunse la riva, ma nel frattempo erano arrivati anche gli uomini, cui sentiva urlare frasi incomprensibili.
C'era solo una parola che ricorreva più spesso di altre e che Eekah riconosceva come offensiva nei loro confronti: “scimmie!”.
Senza tanti complimenti, diedero loro una botta in testa ciascuno e fu il buio.